
TRIUMPH TIGER 955i
PAZZA IDEA..
Dunque: siamo a Varano in occasione della giornata di test organizzato dalla
Triumph. Le moto ci sono tutte, dalla sportivissima Daytona 955 alla Baby Speed,
dall'RS al Tiger.
I responsabili della casa inglese sembrano un po' annoiati di questo continuo
dentro/fuori con le loro motociclette, e io li osservo incuriosito mentre mi
asciugo il sudore dalla fronte e mi riposo tra un turno e l'altro.
Lì, in bella vista, c'è il Tiger. Avete presente la bellissima endurona di casa
Triumph? Ecco, io mi continuavo a chiedere che cosa cavolo ci facesse
parcheggiata nei box di un'autodromo, al fianco delle sorelle dall'indole più
sportiva.La poverina sembrava quasi intimidita lì in mezzo, ed anche se tutti si
fermavano a guardarla nessuno chiedeva di utilizzarla in pista; ecco l'idea.
<Hei ragazzi, posso prendere su quella che facciamo due foto?> I tecnici Triumph
si sono raccolti in una breve riunione e poi hanno assecondato la mia richiesta,
non senza tutte le raccomandazioni del caso: <vai piano>, <le gomme non sono
adatte alla guida sportiva> e tutto il resto…
Mentre salivo in sella ho saputo da fonti certe che il giorno prima anche il
giornalista di un noto mensile del settore aveva fatto qualche giro di pista con
il Tiger e si narra che sia sceso con un sorriso a trentadue denti; giù la
visiera e via in corsia box.

Certo che questa moto è proprio comoda comoda: gambe rilassate e dalla posizione
naturale, busto eretto, manubrione largo… una vera turistica adatta ai lunghi
viaggi. Ecco, sulla Tiger ho avuto la sensazione che i tecnici inglesi abbiano
trovato il modo di "battagliare" ad armi pari con le regine del settore;
insomma, Honda Varadero, Yamaha TDM ecc.. hanno realmente trovato un'avversaria
di tutto rispetto e, forse, qualche cosa in più sotto alcuni punti di vista.


Le sospensioni sono ovviamente tarate molto morbide e sicuramente girare in
pista con questa moto è tutt'altro che rilassante. Fin dai primi metri ti rendi
conto che, comunque, la maneggevolezza è tanta e che la ciclistica risponde in
maniera naturale a tutte le sollecitazioni: andare a spasso con questo
"attrezzo" è veramente una figata; il primo giro l'ho fatto ad andatura da
lumaca e mi sono divertito a guardare dall'alto tutti quei teppistelli che
cercavano di buttarsi per terra sfregando le orecchie sull'asfalto. Io me ne
passeggiavo beatamente facendomi trainare dall'inesauribile spinta del tre
cilindri inglese, capace di riprendere fin dai 1000 giri al minuto in quinta
marcia senza il benchè minimo strappo o rifiuto. Poi la mia mente diabolica ha
preso il sopravvento.
Mi avvicino al ferro di cavallo (curva da seconda in appoggio dove, con le
sportive, limi pure gli specchietti) e vedo il mio amico Lollo pronto a scattare
una foto; anzichè impostare la curva come un normale cristiano tengo aperto il
gas un attimo di più, allargo leggermente la traiettoria e mi "butto" sul
cordolo interno come se cercassi per forza di distruggere quel bellissimo
giocattolone. Per fare una foto "simpatica" mi sono prefisso di farmi riprendere
con il ginocchio a terra ed il ferro di cavallo è sicuramente una delle curve
che meglio si prestano a questo tipo di esperimento.
Dopo un'attimo di indecisione, in cui la moto sembrava volermi dire <ca… fai
scemo, vuoi che ci schiantiamo?>, le sospensioni hanno ripreso a lavorare in
maniera controllata e prevedibile, fino a raggiungere la massima inclinazione.


<Bellissimo> mi sono urlato dentro al casco mentre percorrevo la traiettoria
ideale con la saponetta sull'asfalto e un rumore "ferroso" che proveniva da
pedane e cavalletto laterale.
Mi sono girato verso il Lollo e subito ho capito che quella mossa gli era
piaciuta una cifra. In pratica se la rideva come un cretino mentre si riguardava
gli scatti dalla sua digitale e subito la mia mente si è offuscata. Cavolo, mi
succede sempre così; speriamo che qualcuno abbia un cronometro.
Il rettifilo dei box è immediatamente diventato più corto di prima. Ho
accompagnato la staccata in fondo con decise sgasate tra una marcia e l'altra e
gli scoppi da smagrimento prodotti dallo scarico hanno fatto da simbolico
sottofondo al mio grido <banzaiiiiiii> (o…God save the Queen?).
n un'attimo la mia testa si è dimenticata di avvertire il resto del corpo che mi
trovato alla guida di un'endurona da turismo e ho cominciato a guidare in
maniera decisa tirando tutte le marcie come su di una sportiva.
<Chissà se riesco a girare in un minuto netto> mi ripetevo, mentre cercavo di
sopperire col corpo a qualche (inevitabile) ondeggiamento della cilcistica.
Dentro le esse del cicuito Riccardo Paletti è sufficiente lasciare inserita una
marcia lunga e "lanciarsi" con il busto da una parte all'altra della moto,
aiutandosi con la spinta micidiale del motore.

L'obbiettivo del ginocchio a terra ad un certo punto è stato surclassato da
quello del tempo sul giro e in un batter d'occhio mi sono ritrovato a guidare
"di corpo" come su di una racing: pedane a terra, ginocchio fuori, staccate con
il retrotreno che ondeggia… mi sembra di essere in gara.
Ho fatto anche dei bei sorpassi, anche a gente alla guida di moto sportive, t
utti
perfettamente supportati da una ciclistica morbida ma controllata in grado di
metterti a tuo agio in ogni situazione.
Senza nulla togliere a chi magari si trovava in pista per la prima volta non oso
pensare a come si devono essere sentiti nel farsi sorpassare da quella
"tranquilla" moto da turismo magari snobbata solo qualche minuto prima nei box.
Con una moto così tutti si toglierebbero belle soddisfazioni, e secondo me su di
un bel percorso di montagna ci si potrebbe andare anche forte.
Certo, le sospensioni sono soft, la frenata è potente ma non certo degna di un
impianto sportivo e l'impegno fisico richiesto è notevole, ma vi assicuro che il
divertimento è garantito. E poi ci potete andare anche in ferie.
I tempi sul giro? Beh, il quinto e ultimo passaggio ho
fatto 1:01,
poi mi sono fermato.
Avevo paura di dover far raccogliere i pezzi (del mio corpo) lungo il tracciato
a fine giornata, e una scodata nel bel mezzo di una veloce "esse"
destra/sinistra mi ha convinto che era meglio riconsegnare la moto.
Rientro ai box e tutti mi guardano un po' allibiti. Mi tolgo il casco, ma il
sorriso è evidente sul mio volto.Qualcuno mi ha dato dell'idiota, qualcun altro
mi ha ricordato che il giornalista di ieri ha girato in 1 netto, altri si sono
premurati di farmi l'antidoping.
Tempo 10 secondi e il Tiger è tornato in auge, annoverando una lista di almeno
10 persone curiose di provarla in pista.
Pazza idea? Insomma…
Ormai la
direzione presa da molte case motociclistiche è quella di ribaltare
completamente il concetto di moto da enduro.
Oggi queste hanno un motore derivato dalle sportive stradali abbinato ad una
ciclistica di tutto rispetto che consentono prestazioni notevoli e versatilità
assoluta, visto che l'uso è prettamente stradale.
Possono macinare chilometri a quantità industriale ed essere caricate come muli,
permettendo di tirare fuori dal cassetto i propri sogni avventurieri e farli
diventare realtà!
La Tiger incarna esattamente ciò che gli standard odierni richiedono, ma con un
motore a tre cilindri (il mitico Inglese) che gli consente di avere quel
qualcosa in più nella guidabilità generale delle altre concorrenti, donando
all'estetica complessiva una linea elegante in quanto vestito completamente di
nero.
In punta di fatto, invece, di estetica nel suo complesso, ovvero anche
serbatoio, cupolino e retrotreno, ho qualche critica negativa: innanzitutto è
originariamente troppo spartana e tende al fuori strada più crudo smentendo ciò
che in realtà è, in più le sue linee tondeggianti sono contro tendenza rispetto
allo styling moderno e ricercato che ha linee più marcate e spigolose.
Tali linee sono riportate pure nella realizzazione del "cruscotto" il quale sa
troppo di vecchio e disposto non bene, con i quadranti troppo distanti tra loro
assomigliando moltissimo a quello di un'automobile.
La semplicità di progettazione ha poi fatto sì che gli inglesi della Triumph
hanno rinunciato ad optionals ormai di serie in tutte le altre moto della
categoria, come il gancio porta casco ed al vano portaoggetti sotto la sella,
utilissimi nell'uso giornaliero.
Il problema si può comunque risolvere facilmente dotando la Tiger di un bauletto
posteriore che abbia una qualsiasi capacità, viste le attitudini turistiche del
suo dna.
Però, se da una parte ci si dimentica di alcuni particolari, altri più audaci e
comprensibilmente più utili fanno la loro comparsa e, a completare una posizione
di guida comoda in tutte le circostanze grazie al buon rapporto sella-pedane ,
la Triumph è dotata di sella regolabile per ospitare piloti di tutte le taglie
senza adottare compromessi che rovinerebbero una delle migliori qualità di
questo modello.
A differenza di molte altre enduro, la Tiger ha nell'anima un'indole sportiva,
visto che progettualmente è stata concepita per la strada: infatti ha le
estremità del manubrio molto vicine al busto del pilota; le manopole per
intenderci, sono leggermente rivolte verso il basso, permettendo chiunque di
entrare in pista senza sfigurare! Io l'ho fatto e dovete credermi quando vi dico
che è così!!!
La sua potenza non è elevata quanto le cugine di casa nostra, ma il suo
raffinato tricilindrico a quattro valvole per cilindro, alimentato da iniezione
elettronica dell'ultima generazione è capace di una coppia poderosa e di una
erogazione "paradisiaca", in quanto dolce e progressiva al punto che, combinata
al telaio a doppia trave perimetrale a sezione tonda in acciaio , consente
manovre ubriacanti, sicure e decise.
Nell'uso quotidiano (noi l'abbiamo provata anche nel milanese) mi ha soddisfatto
in particolare la sua innata progressione fin dai primissimi giri, senza mai
preoccuparmi di cambiare o scalare: mi bastava semplicemente aprire o chiudere
il gas e rilassarmi.
Questo meraviglioso complesso meccanico ha saputo affrontare tutti i tipi di
traiettoria in maniera molto soddisfacente grazie alla sua precisione, garantita
da un ottimo assetto generale in quanto fornito di buoni ammortizzatori, e da
una taratura standard ideale.
Digerisce praticamente tutto, compresi i…sassi!!!
Ma tanta generosità chiede un prezzo da pagare e non è in euro: le vibrazioni si
notano in modo particolare e sensibilmente quando il gas rimane aperto a lungo,
e questo nonostante il motore sia fornito di un albero ausiliario che ruota in
contrapposizione con quello a gomito (il c.d. contralbero di bilanciamento).
Parlando di gas aperto viene a galla anche un altro aspetto negativo e cioè
quello dell'aerodinamica che non è il massimo, proprio per l' essenzialità del
cupolino e a causa del serbatoio non proprio studiato per riparare il pilota.
Anche il cambio contribuisce al bilancio delle negatività, perché molto duro da
azionare e non sempre preciso nell'innesto come, d'altra parte, succede a tanti
mezzi di casa Triumph, quasi fosse il pedigree.
E nel fuoristrada?
Mi piacerebbe metterla alla prova in qualche piccolo sterrato delle mie parti,
ma credo non sia pessimismo il dubitare che una moto del genere possa affrontare
una situazione di questo tipo; vuoi per la mole, vuoi per il carico troppo
sbilanciato sull'avantreno o per i pneumatici stradali, credo sia meglio
rinunciare.
Il suo prezzo di poco superiore ai venti milioni di lire è appena sotto la media
della categoria e quindi contribuisce ad ingolosire i clienti nell'acquisto… ma
la sostanza non sta nei soldi, bensì nel prodotto!