
Triumph Tiger 955i
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A dieci anni di
distanza dal debutto, la Tiger cresce di cilindrata e di potenza, proponendosi
come Gran Turismo di vasti orizzonti
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di Alan Cathcart
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CARTA D'IDENTITA' |
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Marca e modello:
Triumph Tiger 955i |
La
Triumph Tiger ha alle spalle la più lunga carriera fra i modelli a tre
cilindri della marca inglese. Dal lancio, avvenuto nel 1992, la fabbrica di
Hinckley ha prodotto oltre 10.000 Tiger; la prima generazione era
equipaggiata con lo stesso telaio in tubi e col motore 855 cc a carburatori di
tutte le altre Triumph a tre cilindri, pur se il motore era depotenziato
a 85 CV avendo scelto i progettisti di privilegiare la coppia.
Il fascino di questa moto risiedeva in parte nell’aspetto stradale, dato
dalla posizione di guida, dal sostanzioso motore, dal largo manubrio e dai
pneumatici più propensi all’asfalto che allo sterrato, mentre le
sospensioni a lunga escursione, su cui si basava il look off-road,
permettevano almeno di affrontare percorsi piuttosto sconnessi offrendo i
vantaggi pratici di una macchina in stile enduro al mototurista
La terza e forse definitiva evoluzione è quella presentata all’Intermot 2000, dove la Triumph ha fatto debuttare la Tiger 955i, che mantiene sostanzialmente il telaio della versione precedente, ma con lo stesso motore della supersportiva Daytona, a ribadire una netta e ormai esclusiva predisposizione per i percorsi asfaltati, dove tanta potenza può sfogarsi senza i vincoli imposti da un terreno inospitale.
Tecnica: la ciclistica
Il telaio della Tiger 955i è
pressoché invariato rispetto a quello della T709, tuttavia le rinnovate
sospensioni Kayaba mirano a rendere più confortevole la guida su una
vasta varietà di superfici stradali. La cosa che subito colpisce chi,
come me, prende in mano per la prima volta questa moto, è però la constatazione
che la possibilità di regolazione esterna di queste sospensioni è non
solo limitata, ma anche difficilmente accessibile.
La forcella con steli di 43 mm di diametro ha molle a passi
differenziati, ma è priva di qualsivoglia sistema di regolazione, mentre
il monoammortizzatore, compresso direttamente dal forcellone senza alcuna
intermediazione, ha una possibilità di regolazione in estensione, tramite
vite all’estremità inferiore, e nessuna di agire sulla compressione. Il
solo modo di registrare il precarico è smontare i due elementi che compongono la
sella e munirsi di una chiave per poter agire sul meccanismo presente sul
monoammortizzatore
Detto questo, va aggiunto però
che le nuove sospensioni sono decisamente più efficaci delle precedenti.
I 215 kg a secco della Tiger non le mettono mai in crisi, e nemmeno le
violente staccate rese possibili dall’eccellente impianto frenante Nissin, che
sulla ruota anteriore dispone di due dischi di 310 mm di diametro, con
pinze a due pistoncini. Peccato che le leve sul manubrio, sia del freno, sia
della frizione, non abbiano quei registri che la classe del veicolo
imporrebbe.
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Le ruote sono a raggi metallici, quindi si impone l’uso di camere d’aria
all’interno dei copertoni. Ciò ha comportato che i pneumatici di serie, gli
stessi Metzeler scelti dall’Aprilia per la Capo Nord, si siano visti
ridurre la velocità massima di omologazione da 230 a 210 km/h
Gli obiettivi che i tecnici del
reparto esperienze di Hinckley si erano posti operando sul motore 955 cc
della Daytona, anche in vista di una sua applicazione alla Tiger, erano
principalmente la riduzione della rumorosità meccanica e – in questo caso
specifico – una taratura generale più “soft” per un uso prevalentemente
più turistico che sportivo.
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Così il carter si presenta ora fuso in conchiglia, anziché in terra come
nelle versioni precedenti, in modo da poter contenere le tolleranze e rendere
più silenzioso il funzionamento del motore. Altri miglioramenti, in termini
di rumorosità meccanica, sono stati ottenuti spostando l’alternatore
dalla sommità del carter all’estremità sinistra dell’albero motore ed eliminando
di conseguenza il treno di ingranaggi prima necessario per porlo in
rotazione.

Allo stesso scopo il sistema di
avviamento è stato modificato in modo tale che gli ingranaggi che
collegano il motorino d’avviamento all’albero motore girino solo per quei
pochi istanti in cui viene premuto il pulsante. La pompa dell’olio non è più
azionata a ingranaggi, ma a catena, e il nuovo impianto di scarico è
munito di un tubo di compensazione che migliora l’erogazione della coppia
ai medi regimi. Altre modifiche riguardano infine i meccanismi interni del
cambio a sei marce e la centralina elettronica Sagem. La Tiger 955i non è
dotata di catalizzatore allo scarico, ciò nonostante rientra agevolmente
nei parametri ecologici previsti dalla normativa Euro-1.
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Per l’applicazione su una moto destinata essenzialmente al gran turismo,
la potenza del motore è stata ridotta da 147 CV a 10700 giri a 105 CV a 9500
giri, con un incremento comunque di quasi 20 CV rispetto alla versione
precedente di 883 cc. Lo stesso consistente incremento si rileva in
termini di coppia: a 4400 giri si hanno già 92 Nm, contro gli 85 Nm
disponibili col motore precedente al molto più elevato regime di 6400 giri

Appena saliti in sella ci si
accorge che la moto è molto alta da terra. La sella è dotata di sistema
di regolazione dell’altezza, tuttavia anche scegliendo la posizione più bassa,
non si scende al di sotto di 84-86 cm e non si può dire che appoggiare i
piedi a terra sia agevole per piloti anche non di bassa statura. Difficile
comprendere il perché di questa scelta, visto che, togliendo sella e
serbatoio, ci si rende conto che sarebbe stato possibile predisporre una
posizione più accettabile.
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A parte questa osservazione, la maneggevolezza della Tiger, una volta
immessa nel traffico o lasciata libera di esprimersi in montagna o su
tortuose strade di pianura, è eccezionale: è facile da guidare come una
bicicletta e non risente affatto del lungo interasse (1550 mm) che
peraltro la rende molto stabile anche in rettilineo e nelle curve a medio ed
ampio raggio.
La velocità massima non è
elevatissima per gli standard odierni, ma per la Tiger non è un problema: in
assenza di adeguata protezione aerodinamica, la sua velocità di crociera
autostradale, mantenibile a lungo senza accusare sintomi di stanchezza,
difficilmente supera i 130-140 km/h.
Tutti i comandi sono estremamente precisi ed efficaci, in particolare la
leva della frizione, che tra l’altro spesso è superflua per la facilità
con cui si può cambiare senza tirare la leva. Fastidiosa invece è la
comparsa di vibrazioni sulle pedane a partire da 5500 giri, un regime che
corrisponde, tra l’altro, proprio alla normale velocità di crociera. Sono
vibrazioni piuttosto intense che alla lunga stancano, e la cosa mi stupisce,
considerando che mai prima, provando altre Triumph a tre cilindri, le
avevo riscontrate.
Motore: a 4 tempi, 3 cilindri in linea trasversale, raffreddamento a liquido, alesaggio e corsa 79 x 65 mm, cilindrata 955 cc; distribuzione bialbero a quattro valvole per cilindro; rapporto di compressione 11,7:1; alimentazione ad iniezione elettronica. Accensione elettronica digitale. Lubrificazione a carter umido. Avviamento elettrico.
Trasmissione: primaria a ingranaggi, finale a catena. Frizione multidisco in bagno d’olio, cambio a sei marce
Ciclistica:
telaio perimetrale in tubi
d’acciaio con motore appeso. Sospensione anteriore a forcella teleidraulica con
steli superiori di Ø 43 mm; sospensione posteriore monoammortizzatore Showa
regolabile nel precarico e forcellone oscillante a due bracci. Ruote: cerchi in
lega leggera a raggi metallici con pneumatici 110/80-19” anteriore e 150/70-17"
posteriore. Freni: anteriore a doppio disco in acciaio di Ø 310 mm con pinze a
due pistoncini; posteriore a disco in acciaio di Ø 285 mm con pinza a due
pistoncini.
Dimensioni (in mm) e peso: interasse 1550 mm; lunghezza 2175 mm;
larghezza 860 mm; altezza 1345 mm. Peso a secco 215 kg. Serbatoio del carburante
da 24 litri.
Prestazioni dichiarate: potenza 105 CV (77,2 kW) a 9500 giri. Coppia 92
Nm a 4400 giri.