
TRIUMPH TIGER
Triumph ha regalato alla Tiger, la gran tourer di famiglia, il nuovo 955i, un trecilindri "sputafuoco" che presto andrà a equipaggiare anche le sportive di casa.
Snella, elegante, agile, ma così
feroce e spietata come pochi suoi simili. Si dice che la tigre si apposti per
ore mimetizzata immobile tra la fitta vegetazione in attesa del suo prossimo
pasto. Scruta le mosse della preda predestinata, la fissa negli occhi, la
ipnotizza e al momento giusto sfodera gli artigli per sferrare la zampata
mortale. Così ha fatto Triumph per il lancio della nuova Tiger. La Casa inglese
non ha avuto fretta di uscire allo scoperto, ha atteso i tempi giusti e intanto
sondato passo passo il terreno proponendo ogni volta, ma sempre a piccole dosi,
una Tiger motoristicamente diversa. In otto anni (la prima Tiger risale al '93)
è passata dal primo trecilindri da 885 cc. alimentato a carburatori a
un'evoluzione, la penultima in ordine di tempo, di uguale struttura e cubatura
ma a iniezione elettronica e con due cavalli in più. Ora i motoristi della Casa
di Hinckley hanno capito che era finalmente arrivato il momento di lanciare la
Tiger tra le grandi tourer di grossa cilindrata e per farlo hanno trapiantato
alla "tigre" il cuore di un "drago" (a tre teste). Sono arrivati alla
convinzione che la Tiger doveva essere più potente, più cattiva, doveva reggere
il confronto con le altre, doveva rincorrere i successi delle sportive di
famiglia. Doveva osare di più, insomma, e che era pronta al grande salto. Per
aggredire i vertici della categoria era necessario quindi un supermotore, uno "sputafuoco"
come il 955i, l'evoluzione di quel trecilindri che ha reso brutali e così uniche
le Speed Triple, le Daytona: le sport di casa Triumph.
Nell'ottica di un confronto esclusivamente sul piano prestazionale (il mito di
Triumph non ha eguali), il "cambio di marcia" è stato un passo obbligato visto
che in termini di dotazione (e di vendite: in Italia BMW R1150 GS e Honda
Varadero in testa, ma il mercato più forte per la Tiger è il tedesco oltre
quello interno) le concorrenti non scherzano affatto. Con questo nuovo step e
con qualche "accapì" in più Triumph ha sfoderato i suoi artigli e sferrato la
zampata vincente. Ma una domanda sorge spontanea: come mai il 955i non è stato
adottato prima? Nessuna fretta è la risposta dei tecnici Triumph, l'importante
era arrivarci con convinzione e fare le cose per bene. Adesso il 955i c'è, e non
vediamo l'ora di esserne preda.
TIGRE CONTRO TIGRE
Il trecilindri della nuova generazione Triumph è tutta un'altra storia rispetto
al precedente che equipaggiava l'ultima Tiger targata 1999. Dagli 87 cavalli a
8.200 rpm dell'885i (depotenziato), con il nuovo 955i la gran tourer inglese è
passata a erogarne la bellezza di 105 a 9.500 (la più potente della categoria)
con un incremento ancora più corposo in termini di coppia che da 85 Nm a 6.400
giri è salita a 92 Nm a 4.400. Cambia anche il rapporto di compressione che
passa da 11.3:1 a 11.7:1; un motore pensato quindi, e soprattutto, per esprimere
il meglio di sé ai medi regimi. A vantaggio della coppia è stato anche
ottimizzato lo scarico con un sistema di compensazione.
Tecnicamente rimane un trecilindri in linea frontemarcia 4 tempi raffreddato a
liquido (un radiatore acqua di grosse dimensioni, più uno piccolo che controlla
la temperatura del circuito dell'olio) da 955 cc. nelle misure vitali di
alesaggio e corsa pari a 79x65 mm., con distribuzione doppio asse a camme in
testa (DOHC, acronimo di double-over-head-camshaft) e comando a catena,
contralbero smorzante (riduce al minimo le vibrazioni), quattro valvole per
cilindro, frizione a dischi multipli in bagno d'olio, sei velocità di marcia.
L'avviamento è elettrico, il sistema di alimentazione a iniezione elettronica di
tipo sequenziale Sagem controllato da una centralina digitale con nuova
mappatura che dialoga (3 milioni di calcoli al secondo, impressionante!) con più
sensori per ottimizzare le prestazioni del motore: temperatura aria e liquido di
raffreddamento, pressione barometrica (se si va in montagna capisce che deve
smagrire), anticipo, apertura del gas, sonda lambda ecc.).
L'adozione del nuovo 955i non ha tuttavia comportato un aumento del peso
complessivo. Stando a quanto dichiarato dal costruttore, la Tiger 2001 pesa gli
stessi 215 chili della versione precedente. Ne ha guadagnato invece in
silenziosità grazie all'adozione di carter motore pressofusi ad alta pressione
(in luogo dei precedenti fusi in conchiglia) e ridisegnati per smorzare
ulteriormente l'effetto rumore. Nuovo anche il coperchio lato frizione in
funzione sempre della maggiore silenziosità, così come l'alternatore che è stato
riposizionato per consentire l'eliminazione del precedente ingranaggio, ritenuto
dai tecnici Triumph parte in causa di una sensibile rumorosità avvertibile
soprattutto al minino.
Di nuova concezione il cambio (tipo quello montato sulla TT 600) il cui
selettore è ora infulcrato su due punti a garanzia di una maggiore precisione di
inserimento. In funzione della linearità di erogazione sono stati allungati
invece i rapporti finali.
Test dinamici hanno rassicurato i progettisti Triumph sulla reale capacità di
sopportazione del telaio in virtù di una potenza-motore decisamente superiore.
Hanno dato fiducia al traliccio perimetrale in tubi tondi d'acciaio che integra
il propulsore a ruolo portante. E' stato invece rivisto il reparto sospensioni
(punto dolente dei primi modelli) perché ritenuto non adatto ad assorbire e
assecondare le sollecitazioni del nuovo 955i; soprattutto la forcella, sempre
Kayaba telescopica a scorrimento convenzionale con steli da 43 mm di Ø, la cui
idraulica ha subìto notevoli interventi al fine di irrigidirne l'affondo e
consentire maggiore stabilità in frenata. Così come il mono, anch'esso Kayaba,
ora più frenato nel ritorno per bilanciare l'azione dell'unità elastica
anteriore. Rimane sempre ancorato direttamente al forcellone in alluminio dotato
di tendicatena a eccentrici e mantiene il doppio registro: in estensione e nel
precarico molla, regolabile, quest'ultimo, attraverso un cricco posto sopra il
vaso espansore dell'olio (facilmente raggiungibile da sotto sella).
I Metzeler Tourance Steel Radial hanno preso il posto dei Michelin T66 perché
ritenuti più completi. Triumph ha infatti optato per una coppia di pneumatici
più performanti sia sull'asciutto che sul bagnato a scapito però (per via
soprattutto dell'anteriore) della maggiore maneggevolezza che contraddistingueva
la Tiger precedente. Ne ha guadagnato invece in stabilità sul veloce e in
frenata e nel consumo. Davanti monta un 110/80-19, dietro un 150/70-17.
L'equipaggiamento tecnico si completa di potentissimi doppi freni a disco da 310
mm di Ø (4,5 mm di spessore) sull'avantreno e di un disco singolo da 285 mm di Ø
(5,5 mm) che agisce sulla ruota posteriore. Firmate Nissin le pinze a doppio
pistoncino parallelo e le pompe freno idrauliche.
Verde roulette e nero jet le due proposte di colore a 20.400.000 lire chiavi in
mano dai concessionari Numero Tre e 24 mesi di garanzia a chilometraggio
illimitato. In catalogo alcuni accessori optional come allarme integrato,
cupolino in Lexan più alto e sportivo, borse laterali e bauletto in colori
coordinati, borsa serbatoio, silenziatore racing, manopole riscaldate,
adattatore per carica batteria, kit prolungamenti parafanghi, poggiaschiena e
cavalletto centrale.
COME VA
Beziers e limitrofi. Francia del sud, a pochi chilometri a ovest di Montpellier.
Qui si è tenuta la presentazione della nuova Tiger 955i, qui è partito il test
dinamico. Strade di campagna da guidare in cui la piega era una costante;
extraurbane da sparata dove il tachimetro ha spesso (e volentieri) toccato il
fondoscala: un "pot-pourri" di 107 chilometri che ha messo sotto esame le doti
di questa gran tourer sempre più votata (come del resto tutte le sue
concorrenti) ad aggredire l'asfalto e ai viaggi a lunga "gittata". Sì, perché a
210 chilometri orari (è quanto abbiamo raggiunto in sesta a manetta) l'unico
fuoristrada che potete fare è forse, e comunque se avete del pelo, negli spazi
sconfinati del deserto. Diversamente, le difficoltà in un enduro guidato salgono
vertiginosamente.
Questo però non è il punto, in Triumph sanno benissimo che il loro è un prodotto
che predilige i manti asfaltati ed è su questi terreni che l'ho provata.
Pochi chilometri per ricordarsi come si guida un gran tourer gommata strada (per
chi ama il tassello come me non è facile tenersi in allenamento su asfalto) poi
le prime aperture del gas e la moto prende a macinare metri erogando
progressivamente tutta la sua potenza. Efficace, corposa, elastica, la coppia si
trova sempre consentendo di mantenere rapporti lunghi anche nei tratti lenti e
di crescere rapidamente quando la strada comincia ad aprirtisi davanti.
Effettivamente questo 955i è molto più godereccio del vecchio 885i anche se la
rumorosità allo scarico a regimi medio-bassi è praticamente azzerata: i cultori
della "motoacustica" non ne saranno certo contenti. Per sentire il sibilo del
trecilindri basta però insistere sulle marce corte (non troppo perché entra il
limitatore appena varcata la linea rossa a 9.500 giri) e il 955i comincia a
"cantare".
Sul veloce nulla da eccepire, la stabilità della ciclistica si mostra maestosa a
tutto vantaggio della sicurezza. Ma è nelle prime curve molto rapide che mi
accorgo tuttavia che la Tiger è cambiata, ora ci vuole più convinzione nel
buttare giù la moto, quando prima assecondava molto di più i cambi di direzione
a gas spalancato. Infatti la moto in piega spinta tende a portarti fuori dalla
traiettoria impostata e solo con un energico intervento si riesce a tener la
linea (piccola nota: la velocità di marcia del "gruppo giornalisti italiani" non
era certo da passeggiata fuoriporta. Appena usciti dall'albergo eravamo già
tutti "ingarellati" come fossimo in un GP). Effettivamente parte in causa, come
anticipato, sono i nuovi pneumatici a "tuttotondo", in special modo l'anteriore,
ma in Triumph asseriscono che la scelta è quella più azzeccata. Infatti, se in
un primo momento risulta impegnativo far scorrere la moto in piega, con il
passare dei chilometri si avverte una piacevole padronanza del mezzo. Diventa
così facile "dominare" la moto e impartirle ordini severi; sicuro del fatto che
la Tiger obbedirà alla stragrande.
Efficace come sempre il reparto freni, basta una leggera pressione e le
pastiglie sui doppi dischi anteriori entrano progressivamente in azione, mentre
per il posteriore ci vuole un po' più di precisione perché tende spesso a
inchiodare. Sul piano delle sospensioni gli interventi a forcella e mono hanno
avuto il loro effetto e ora assecondano in modo più gradevole le violenti
staccate.
Comoda la posizione di guida, regolabile su tre altezze la sella (da 840 mm si
sale 860 mm per i più alti di statura) e abbastanza efficace l'aerodinamica alle
alte velocità. Insomma, una moto per tutti: per il mototurista tranquillo che
può divertirsi e muoversi in totale scioltezza a passo di crociera, per lo
smanettone cui pieghe a terra e fondoscala sono pane quotidiano.